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Corriere della Sera

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VENERDÌ 18 SETTEMBRE 2009 ANNO 134 - N. 221

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Kabul
17 settembre 2009 ore 12.10

La strage dei parà scuote l’Italia
Kamikaze talebani a Kabul, uccisi sei nostri soldati e 15 civili Bossi: ritiro per
Natale. Berlusconi: via presto ma non da soli
TUTTI A CASA? GLI EROI LA TENTAZIONE DI UNA GUERRA DA EVITARE LONTANA
di FRANCO VENTURINI di GIAN ANTONIO STELLA

Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano

a carneficina di Kabul cade come un colpo di maglio sulle nostre emozioni ma anche
sulla nostra politica. Davanti al sacrificio dei sei parà la sinistra radicale trova
nuove ragioni per chiedere il ritiro immediato dall’Afghanistan, e questo non sorprende.
Il Pdl è deciso a mantenere gli impegni che l’Italia ha assunto, e Berlusconi
la sua exit strategy di lunga durata la discute con Obama. Anche questo non può
sorprendere. Semmai la novità risiede nella moltiplicazione delle voci che con accenti
diversi, in un arco che va dal Pd a Di Pietro e alla governativa Lega, invitano a
«riflettere» sulla missione dei nostri soldati e a predisporre un nuovo approccio
che li riporti a casa (secondo Bossi, entro Natale). Sono istanze, queste, che trovano
riscontro nei sondaggi d’opinione. E proprio per questo, perché non si inneschi
una dinamica ingannevole o per lo meno ambigua, è necessario chiarire cosa si intenda
per «riflettere». Se volessimo stare al significato letterale dell’esortazione,
il rischio è che si cada in una tardiva scoperta dell’acqua calda.
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Alle 12.10 (9.40 in Italia) autobomba kamikaze a Kabul: colpiti due blindati italiani.
Uccisi sei parà della Folgore, altri 4 sono gravi, ma non rischiano la vita. Morti
anche 15 civili. Bossi: ritiro entro Natale. Berlusconi: presto via 500 militari,
ma non si decide da soli. Sottoscrizione del Corriere per le famiglie delle vittime
dell’attentato.
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orse non si troverà mai un anonimo poeta in grado di cucire addosso ai ragazzi italiani
morti di Kabul una canzone di quelle di una volta. Canzoni di lutto e dolore che
fermavano il fiato. Come «Sul ponte di Perati», con quella strofa che dice «sull’ultimo
vagone c’è l’amor mio / Col fazzoletto in mano mi dà l’addio. / Col fazzoletto
in mano mi salutava / E con la bocca i baci lui mi mandava». La disperazione della
perdita, lo strazio delle mogli, le lacrime dei bambini e lo sguardo impietrito dei
padri e delle madri, però, sono sempre gli stessi. Anche la bandiera stesa sulle
bare dei caduti, quella bandiera che un pezzo del mondo politico non perde occasione
per coprire di disprezzo, è sempre la stessa. Quella che coprì, quando fu possibile
e i corpi non furono abbandonati ai lupi, i soldatini mandati a morire sui monti
della Grecia dove «c’è la Vojussa, col sangue degli alpini s’è fatta rossa»
e sulle rive del Don descritte da Mario Rigoni Stern o sugli altopiani etiopi dov’erano
arrivati cantando allegri: «Il treno parte: ad ogni finestrin / ripete allegramente
il soldatin. / Io ti saluto: vado in Abissinia / cara Virginia, ma tornerò...».
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Giannelli

Da sinistra a destra: Matteo Mureddu, 26 anni; Antonio Fortunato, 35 anni; Davide
Ricchiuto, 26 anni

Frattini «Volevano colpire noi»

«Così non va: una missione da cambiare»
Da sinistra a destra: Massimiliano Randino, 32 anni; Roberto Valente, 37 anni; Giandomenico
Pistonami, 28 anni
LE STORIE LA FOLGORE I DATI DI SETTEMBRE GLUCKSMANN-ZAKARIA LA STRATEGIA

di MAURIZIO CAPRARA

Le vittime: nozze, amici e passioni
I servizi degli inviati
ALLE PAGINE 4 E 5

«Vogliamo I sondaggi morire sul ritiro: combattendo» 58% dice sì
di FABRIZIO RONCONE
A PAGINA 7

Un conflitto L’identikit che ha dei nuovi ancora senso? capi talebani
di STEFANO MONTEFIORI
ALLE PAGINE 16 E 17

di FRANCESCO VERDERAMI
ALLE PAGINE 10 E 11

di GUIDO OLIMPIO
A PAGINA 19

«Dobbiamo ancora conquistare la fiducia e il cuore degli afghani. Va cambiato molto»,
dice il ministro degli Esteri Franco Frattini al Corriere della Sera. «Bisogna abbinare
sicurezza e grande professionalità con l’attenzione ai villaggi, alla gente che
soffre». L’opposizione? «Apprezzo la loro posizione, ci sono voci stonate ma
del tutto isolate».
A PAGINA 15

Obama rinuncia allo Scudo di Bush
di PAOLO VALENTINO

La madre di Sanaa difende il marito killer
di FRANCESCO ALBERTI


Gli Stati Uniti rinunciano al progetto di «Scudo» antimissili ereditato dall’amministrazione
Bush. Ieri il presidente Obama ha annunciato che non saranno installati missili in
Polonia e radar nella Repubblica Ceca e che invece sarà scelto un sistema più agile
in grado però di intercettare le eventuali minacce iraniane. Soddisfazione di Mosca,
che non aveva mai visto di buon occhio lo «Scudo» ai propri confini occidentali.
A PAGINA 21 Natale

La sentenza

Il Tar boccia l’alimentazione forzata ai pazienti in stato vegetativo
di MARGHERITA DE BAC
A PAGINA 33

«Lui voleva bene a Sanaa, forse lei ha sbagliato...». E poi: «Sono disposta a
perdonarlo, è il padre dei miei figli». A Italia 1 parla Fatna, la mamma di Sanaa,
la diciottenne uccisa dal padre perché conviveva con un giovane italiano. «Eravamo
pronti ad aiutarla, ma visto che accusa la figlia morta di non essere stata una brava
musulmana, allora sia chiaro che qui è indesiderata», dice il sindaco di Azzano
Decimo, il leghista Enzo Bortolotti.
A PAGINA 30


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